I confini “nella” città

21 11 2008

 

di Rosa Pascarella
confini
Il desiderio dell’uomo di delimitare il “proprio” spazio esprime un bisogno connaturato del proteggersi da qualcosa “altro” rispetto a sé, dalla necessità di definire un’alterità che nasce proprio nel momento in cui viene tracciata una linea di demarcazione.
Limitare significa «circoscrivere entro certi limiti», ma anche «chiudere, ridurre, diminuire»; ha perciò un significato ambivalente, di protezione ma anche di chiusura.
Il limite non ha solo aspetti negativi, anzi la definizione delle nostre identità consente di stabilire una mediazione con le alterità, garantendo quindi la nostra stessa evoluzione. Anche volendosi rifare ai concetti basilari del funzionamento ecosistemico si può affermare con Odum che “la vita è possibile solo nell’interazione tra diversi” (E. P. Odum) e questa interazione tra elementi biotici diversi è possibile proprio attraverso gli spazi di margine.
Storicamente però, limiti e confini piuttosto che essere concepiti come spazi di relazione sono serviti a “tenere fuori” ciò che è diverso. Questo fenomeno diventa particolarmente evidente in riferimento alla città e all’organizzazione del territorio.
E’ ormai noto come l’organizzazione sociale si esplichi innanzi tutto nell’organizzazione spaziale, attraverso la divisione del territorio, regolandolo, disciplinandolo, al fine di controllare comportamenti sociali ed individuali.
L’esclusione sociale di chi non ha accesso ad una certa comunità locale è un fenomeno analizzato in ambito sociologico, antropologico e urbanistico con particolare riferimento ai vecchi “ghetti” o ai più moderni quartieri periferici degradati.
Oggi  il punto di vista sulla questione sembra cambiare profondamente poiché non sono più gli “esclusi” a rinchiudersi (o ad essere rinchiusi) bensì coloro che, a vario titolo, rivendicano l’esclusività spaziale di un certo ambito territoriale; le città moderne diventano nuovamente – in tal senso – “città-fortezza”, mentre all’esterno si tesse senza sosta, come un brulicante formicaio, un tappeto infinito (planetario) di slum.

Per approfondimenti:
Piero Zanini (1997), “Significati del confine: i limiti naturali, storici, mentali”, Bruno Mondadori, Milano.
Mike Davis (2006), “Il pianeta degli slum”, Feltrinelli, Milano.

Credit:
La foto è presa da qui.



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Urbanistica e Scienze Sociali

21 11 2008

territorioNegli ultimi numeri di “Appunti di Politica Territoriale” (nn. 13 e 14) si focalizza sulla relazione tra scienze sociali, pianificazione e progettazione urbanistica. Un argomento, in realtà, continuamente sotteso che si ripropone in tempi e modi diversi ed al quale non si può dare una formulazione statica dato l’universo fuzzy in cui esso si colloca. Il quadro delle riflessioni sull’argomento, pertanto, non può che apparire, nel tempo, costantemente parziale e incompleto seppure alcuni spunti siano di notevole interesse e consentano una evoluzione mutuale delle diverse discipline coinvolte.

Domandarsi quali immagini della città e, quindi, della società urbana, possano costituire una nuova prospettiva all’interno delle diverse discipline, costituisce il punto di partenza nel tentativo di formulare risposte nuove a questioni note da tempo, ma inserite in un contesto in continua evoluzione.

Per approfondimenti:
Collana di “Appunti di Politica Territoriale” (2007), n. 13, Celid, Torino.
Collana di “Appunti di Politica Territoriale” (2008), n. 14, Celid, Torino.

Credit:
L’immagine è presa da qui.